Ragazzi De Tor Sapienza

scritto da Domenico De Ferraro
Scritto Ieri • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
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Autore del testo Domenico De Ferraro

Testo: Ragazzi De Tor Sapienza
di Domenico De Ferraro

 Ragazzi de Tor Sapienza

 

 

 

Giulia ma tu c’e credi a 'sta storia der multiverso?" Marco si grattò la testa mentre guardava er tramonto dai mille colori che se proiettava sopra i palazzotti de Tor Sapienza.

 Giulia, la sua fidanzata, stava appoggiata ar parapetto der terrazzo fluttuante, co' gli occhi che je brillavano come do' stelle.

 "Guarda Marco," je risponde lei, "io so' nata qua a Tor Sapienza, in mezzo a 'sti condomini volanti e 'sti teletrasporti che se rompono sempre. Pe' me la realtà è già abbastanza strana de suo. Viviamo in un tempo che non abbiamo scelto noi de vivere, la realtà si adatta al nostro modo di fare e di pensare. Non so se siamo noi a governare la nostra vita o esiste qualcosa che noi non riusciamo a percepire che gestisce la nostra esistenza e l’intera società.

 E vero ogni giorno  è diverso da come noi percepiamo la realtà ,  ma la legge della gravita ci obbliga a stare con i piedi per terra.” rispose Marco. "Er Professor De Quinto sostiene che esistono infinite versioni de noantri. Che so? Magari c'è un'antra Giulia, in un antro universo, che invece de sta' con me sta co' un Cristiano de Centocelle."

 Giulia je tirò un cazzotto scherzoso ner braccio.

 "Anvedi questo! E dimme, filosofo de tor de Quinto: se esistono infinite versioni de me, quale sarei io quella giusta? Quella che te sta davanti adesso, o tutte quante insieme?"

 Marco ci pensò su. Mentre er cielo  cominciava a mostrà le prime luce delle stelle.

 "Boh, forse... forse sei tu quella che scegli di essere. Qua, adesso, in 'sto momento. L'identità nun è na cosa fissa, è come er Tevere digitale: scorre, cambia, ma è sempre er Tevere."

 "Ahò, te sei diventato profondo," rise Giulia. "Ma sai che c'hai ragione? Mia nonna, quella vera, nun quella clonata, me diceva sempre: 'Giuglié, ricordete che tu sei quello che fai, nun quello che pensi de fà.'"

 In quel momento, un drone postale je portò un pacco. Marco l'aprì: era na scatoletta con dentro una chiavetta digitale.

 "Che è?" chiese Giulia.

 "È er regaletto che t'avevo promesso. Un simulatore de memoria. Puoi rivivere qualsiasi momento del passato, rivivere momenti dimenticati , momenti sentimentali e familiari a te cari , puoi rivivere il passato da tutte le prospettive possibili."

 Giulia lo prese in mano, pensierosa.

 "E daje... ma Marco, se io rivivo un ricordo, e magari me lo ricordo in modo diverso da come è stato veramente... qual è la verità? Er ricordo o l'esperienza?"

 "Ecco, questa è bella," Marco s'accese na sigaretta sintetica. "Secondo me la verità nun esiste. Esiste solo l'esperienza soggettiva. Tipo quando te racconto che la prima vorta che t'ho vista, a na fermata der metrò volante de Tor Sapienza, te brillavano gli occhi. Magari tu nun te ricordi così. Ma pe' me eri bellissima ed io m’innamorai subito de te. Fu quello un momento che confesso vorrei rivivere mille e mille volte. La forza dell’amore dei sentimenti del contatto visivo. Momenti unici e forse irripetibili. Ma grazie a questo simulatore  t’assicuro è possibile, rivedere ogni attimo vissuto.

 "Sai che c'hai ragione?" Giulia je se avvicinò. "Er filosofo Sartre diceva che 'l'esistenza precede l'essenza'. Noi nun siamo quello che siamo, diventiamo quello che scegliamo de diventà."

 "E tu che hai scelto de diventà?"

 "Na ragazza de Tor Sapienza che se è innamorata de un filosofo rompipalle," sorrise. "E sai perché t'amo? Perché co' te, anche in 'sto futuro de merda , pieno de ologrammi e intelligenze artificiali, me sento ancora umana. Reale ,si me sento  ancora de carne e ossa."

 Marco non la fece continuare a parlare che la baciò  sulla labbra mentre le prime navicelle spaziali dell’esercito terrestre  attraversavano er cielo sopra Roma.

 "Giulia, ma secondo te... noi siamo liberi veramente? O tutto è già programmato, come un algoritmo quantistico?"

 Marco, ora  te devo dà na notizia: se stai co' na ragazza de Tor Sapienza, devi accettà che alcune cose nun se spiegano co' la logica. So' misteriose come er traffico der GRA, eterno come la fila all'anagrafe. Noi siamo liberi perché scegliamo de crescere liberi. E questa," je prese la mano, "è l'unica filosofia che conta."

 Tutto ad un tratto un drone  vigilante  cominciò a proiettà le pubblicità  sopra i palazzi, ma loro due rimasero lì, abbracciati, du' esseri umani veri in un mondo sempre più virtuale, a dimostrà che l'amore  quello vero, quello nato a de Tor Sapienza  nun ha bisogno de tecnologia pe' esistere.

 "Te amo," disse Marco.

 "Pure io te amo, filosofo mio."

 E in quel  preciso momento, in quell'universo specifico, tra infinite possibilità virtuali , loro erano esattamente dove dovevano stare,  nelle braccia dell’uno e dell’altro.

 

 

Ragazzi De Tor Sapienza testo di Domenico De Ferraro
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